Il progetto degli architetti Zangheri e Palterer, rivisto e modificato dall’architetto Mario Pasqualetti per la parte architettonica e dal professor Raffaello Bartelletti per quella strutturale, ha permesso di rispettare maggiormente le strutture esistenti, così come di migliorarne la funzionalità.

Il progetto, che ha tenuto conto delle caratteristiche degli edifici, ha suddiviso il complesso in aree con diverse funzioni. Il corpo principale, prospiciente il Lungarno, ospita l’esposizione permanente delle collezioni d’arte (piani terreno e primo), la sede della Fondazione (piano secondo) e uno spazio per esposizioni temporanee (piano attico).

I lavori hanno interessato in diversi momenti le parti strutturali del palazzo, sostituendo in alcuni casi i materiali molto degradati e, in altri, attivando operazioni di consolidamento indirizzate soprattutto alle scale principali, alle volte in mattoni e a molti solai lignei. I pavimenti originali sono stati in buona parte restaurati e, dove ciò non era possibile, ricostruiti con materiali analoghi. Restaurato anche l’importante apparato decorativo per un totale di oltre 800 metri quadri di superficie che occupano più di venti ambienti. Sono stati inseriti quattro nuovi ascensori e due scale, smontato e ricostruito il tetto con una nuova orditura di travi e travicelli di legno sulla quale è stato ricollocato il vecchio manto di tegole di cotto, e realizzati blocchi di servizi a ogni livello.

La parte del complesso edilizio maggiormente degradata era quella degli edifici di scarso pregio retrostanti Palazzo Giuli. Una serie d’interventi ha recuperato numerosi ambienti destinati, assieme alle scuderie, alle esposizioni temporanee, all’auditorium da 150 posti e a una sala da 40 posti. È stato realizzato anche un suggestivo spazio, una corte interna, coperto da un gran lucernario, e sono stati recuperati lo spazio retrostante del cortile e il prospetto dipinto delle scuderie.

Importante l’intervento ai sistemi di impianti dell’intero complesso, progettati per non incidere in maniera invasiva sulle strutture storiche. In particolare, è stato realizzato un sofisticato sistema termo-idraulico e meccanico, in grado di soddisfare le esigenze espositive della struttura per il controllo della temperatura dell’ambiente, così come quelle del ricambio dell’aria e del grado d’umidità relativa.

Gli ultimi interventi sono stati fatti rispondendo a criteri di semplicità, senza prevaricare lo spazio antico e introducendo una progettualità leggera eppure riconoscibile, come nel caso della grande vetrata di collegamento tra il palazzo e le vicine scuderie. La particolare colorazione “celeste color del cielo” dell’esterno del palazzo, risalente alla fine del ‘700, è stata riproposta con la tecnica “a fresco” tipica dell’epoca.

I lavori sono stati eseguiti dalla ditta Luigi Rota di Pisa con la Direzione dei Lavori affidata all’ingegner Forte.