Il complesso di edifici che a Pisa occupa l’intero isolato fra Lungarno Gambacorti, via Toselli, via delle Belle Donne e piazza dei Facchini, è il risultato di una storia che va molto indietro nel tempo. Posti in posizione strategica, all’imboccatura del ponte che nel X secolo attraversava il fiume di fronte alla porta aurea della città precomunale, gli edifici hanno subito nei secoli ricostruzioni, distruzioni, modifiche architettoniche e di uso da parte di una lunga serie di proprietari, spesso appartenenti alle più potenti e illustri famiglie cittadine.
Dal Medioevo con i Sismondi e i Buonconte, fino a Giovanni dell’Agnello, primo e unico “Doge” di Pisa, che vi costruì la sua dimora alla metà del Trecento, l’area e le costruzioni che vi insistevano hanno seguito le vicende della storia della città, con la decadenza nel Rinascimento dopo la conquista fiorentina e la ripresa nel XVI e XVII secolo, quando i Medici tornarono a interessarsi di Pisa come seconda città del principato.
Il complesso appartenne poi ai Sancasciano e ai Del Testa, ai quali si deve la struttura tardocinquecentesca che il palazzo conservò fino al XVIII secolo, quando fu oggetto di ulteriori modifiche da parte dei nuovi proprietari, gli Agostani.Il Palazzo appartenne quindi di nuovo a un ramo dei Del Testa, poi ai Bracci Cambini e agli Archinto. Il colore dell’esterno del palazzo, così anomalo rispetto al profilo odierno del Lungarno, risale molto probabilmente a questo periodo. Il particolare azzurro, trovato sulla facciata sotto gli strati più recenti di pittura, fu dovuto probabilmente all’influenza di gusto portata da ospiti di San Pietroburgo soggiornanti a Pisa. Sempre a quel periodo risalgono molte
delle decorazioni delle sale a cui il restauro ha ridato vita.L’ultimo importante intervento sul palazzo, di poco posteriore alla ristrutturazione dei lungarni a opera di Simonelli, risale agli anni dopo l’Unità d’Italia. Il conte Domenico Giuli, proprietario del palazzo, acquistò nel 1864 dal Comune di Pisa un tratto del vicolo fra via dell’Olmo e via del Cappello, edificandovi una nuova ala che rendeva simmetrica la facciata e la collegava con il palazzetto Casarosa, anch’esso di proprietà. Negli anni che seguirono il palazzo assunse l’aspetto che ancora conserva.
La Fondazione ha poi acquistato dalle famiglie Giuli Rosselmini Gualandi il complesso di edifici e ne ha disposto il restauro con la finalità di conservare e valorizzare, come bene culturale, un palazzo così importante per storia, arte, cultura, e qualità. La Fondazione ha poi voluto fare del palazzo la propria sede e realizzare al suo interno un centro di attività culturali e espositive; la valorizzazione del Palazzo, voluta dalla Fondazione CariPisa, è condivisa e agevolata da tutte le amministrazioni competenti tra cui il Comune di Pisa e la SBAAAS di Pisa.


